sabato 16 febbraio 2013

Le lettere nel cassetto

Se pensi a quella volta in cui hai scritto una lettera, una bella lettera sincera, una lettera d'amore. Probabilmente ti sei seduto nell'angolo più tranquillo di casa tua, hai preso la biro in mano e hai indugiato davanti al foglio di carta: scrivere di getto o fare una mala copia? Volevi iniziare con una frase ad effetto, o una battuta per strappare un sorriso all'altra persona. Ci tenevi a quella persona, l'amavi forse. 
Ora, rovistando tra i cassetti e le cose che avevi messo via insieme agli sguardi, le belle parole e gli addii, ritrovi la stessa lettera; non ti ricordi più il motivo per cui ce l'hai te e non l'hai mai consegnata al destinatario. Non importa, quelle frasi scritte a mano su un foglio di carta qualsiasi, in un tempo che non è oggi, è andato, finito chissà dove, quelle parole d'amore, d'amore sincero (forse?), non hanno più un senso per te. Che fatica riconoscersi tra quelle righe (ho davvero scritto quelle due parole?), o guardare una vecchia foto, voi due sorridenti (felici?) e chiederti se eri veramente tu quella persona che fa le smorfie davanti all'obbiettivo. 

lunedì 14 gennaio 2013

Rondine


Stringo la rondine tra il pollice e il dito indice e per un attimo non vola. Lì, racchiusa tra le mie dita, si agita indecisa sul da farsi e, a me, fa guadagnare del tempo: per rispondere a quella domanda che mi spiazza, o guardare quegli occhi che mi cercano insistenti. Verdi, marroni, verdi.
I suoi riflessi dorati illuminano il mio viso attonito, chissà perché lei riesce ad attirare la loro attenzione, stesse parole, stessa stretta allo stomaco. Eppure, i brividi sono altri, il cuore è più vasto, più non si può.

Mi fai notare che stringo troppo la rondine, tanto non vola via, dici. Vero, ma lei mi ricorda un po’ chi sono, i chilometri fatti per arrivare a te, i viaggi di sola andata che però finivano sempre nello stesso ritorno, la rotta persa e poi ritrovata. Comprendi la paura di perdere quella libertà di partire, volare, ritornare? E se poi scopro di non essere una rondine, che ne sarà di lei? Rimarrà quel che è forse, un simbolo appeso al collo.
Un simbolo.

Stringo forte il ciondolo tra le mie dita, lo faccio girare destra-sinistra, sinistra-destra. All’improvviso, lo lascio, dondola un po’, ma la rondine resta lì, bella dorata appesa al mio collo. Chissà se simbolo o meno, non vola via nemmeno questa volta.

venerdì 4 gennaio 2013

Il silenzio in via Paradiso

Tornare a casa a piedi risveglia sempre dei pensieri in me. Via Paradiso è deserta in tutta la sua breve lunghezza; qualche luce di Natale quà e là, l'odore di un camino acceso. 

Regna il silenzio in via Paradiso, non poteva avere un nome più azzeccato, io da sola cammino, passo dopo passo, e penso. Tanti pensieri si affollano nella mia testa e spingono per uscire: il lavoro che non c'è e di cui avrei tanto bisogno, le incertezze del conto in banca che disturbano il sonno, le distanze, io che mi impegno a sfidare la geografia, quanta bellezza c'è in quegli occhi verdi, le amiche che sono preziose, le scelte fatte, le scelte che verranno, perché aspettare il nuovo anno per avere dei buoni propositi? Cambiare non è facile, eppure un giorno ti svegli e sei già diversa, voilà, non stai forse meglio ora?; e i cambiamenti in amore, come la mettiamo? quelli sono meno belli, ma anche essi succedono, e prima o poi ti ci adegui se sei intelligente; altrimenti resti aggrappato a qualcosa che non esiste più, succede anche questo; e i sogni? metterli da parte per un po' o lottare sempre e comunque per farli avverare? Ti laurei e non trovi lavoro, è la norma da queste parti ormai, e se provi a pensare per un attimo a cosa sei brava a fare, in cosa eccelli...probabilmente è qualcosa che ti piace davvero tanto, qualcosa che fai anche nel tuo tempo libero (tempo libero? ce n'è solo di quello ultimamente), qualcosa che ti fa fare le ore piccole se necessario. Ok, non quello, tutti sono bravi, chi più chi meno, ma io intendo, ti sei mai chiesta quale sia la tua passione? Una lucina si accende, forse basta indirizzare le tue energie in quella direzione, forse. 
L'età è quella che è, bella, vivace e piena; quello che pensano gli altri, io rido; tutti parliamo d'amore perché ci piace credere che abbiamo una risposta ad ogni cosa, che l'amore è, che l'amore non è, che non è amore vero (esiste forse l'amore falso?), che l'amore libera, che l'amore è magia, che bisogna amare senza ma e senza perché. Anch'io ne parlo, tanto, a volte serenamente, altre volte l'euforia invade i miei discorsi e vorrei che tutti sapessero...ma lo sanno, lo sanno, come dice quell'intellettuale argentino: "l'amore è volgare, perché succede a tutti, non solo a te". 

Lo squillo del telefono interrompe il flusso di pensieri e viaggi mentali, pronto? oh quella voce: sorrido e...questo pensiero, però, me lo tengo me.

martedì 11 dicembre 2012

Semplicemente 'let it go'

Il freddo è talmente freddo che lo senti persino nell'allontanarsi di uno sguardo, nel mezzo sorriso forzato, nell'assenza di qualcuno che c'è ancora, ma non ci sarà più. Oggi splendeva il sole a Faenza, una mattina d'inverno chiara, pulita, eppure era freddo, nell'aria, le chiavi della bici, gli occhiali sul naso, la lontananza.

Mi è bastato pensare a lui e mi si è subito riscaldata l'anima, e anche le dita dei piedi, l'ombelico e le labbra. Tornavo a casa in bici carica dopo aver fatto la spesa e mi è venuta in mente un'immagine, di un passato prossimo, presente più che mai e che, eppure, non fa più parte di questa mia realtà, non è oggi, è ieri. Un bacio, la semplicità di un bacio dato al momento giusto, così, senza troppi indugi, con la voglia impellente di sentire quelle labbra sulle tue che si schiudono lentamente, ma mai timide; le lingue che si toccano appena e il respiro che sembra uno.

Le strade sono ancora un po' innevate, il sole che c'è ma non riscalda molto e a me accompagna l'idea dell'amore come qualcosa di semplice, forse la cosa più semplice in assoluto; talmente semplice che nella magia della sua nascita c'è forse anche la spiegazione della sua morte improvvisa senza scusa, perdonami, sei molto importante, ti amo ma...
L'amore è talmente semplice che siamo noi a renderlo complicato, a farlo apparire come qualcosa di difficile, impossibile da avverare; l'amore è semplice perché esiste nell'oggi, adesso io e te, adesso noi, subito, non perdiamo più un secondo; semplice come un bacio, inspiegabile come la magia che attira due sguardi, li guida l'uno verso l'altro, fino a fonderli in un dolce scontro, un incontro affannoso, senza troppe pretese.

Amare è semplice, è "cadere nell'amore" come dicono in inglese, è caderci per salire, elevarsi, raggiungere un qualcosa di più alto di noi; semplice è amare ma forse meno semplice è lasciarsi amare. Ricevere amore, per quanto sia una sensazione bellissima, ammettiamolo, ci fa paura, tanta. Ecco che entrano in gioco le nostre insicurezze, i nostri talloni d'Achille allo scoperto, le nostre cicatrici sono ancora lì e ahimè se l'altro le vede.
Ricevere amore è sempre una scommessa, eppure vorremmo sapere come andrà a finire, avere la certezza di vincere, che tutto andrà bene, che questa volta le cose andranno per il verso giusto. Ma...la magia dell'amore la trovi nell'incertezza, non nella sua finta sicurezza; la percepisci nel processo e non nell'arrivo; la godi nel presente e non proiettandoti nel futuro.

L'amore è talmente semplice che le nostre gigantesche paure potrebbero offuscarlo in un attimo. Fai che non sia così, fai che ciò che ti spaventa di più venga a galla, tiralo fuori, parlane con qualcuno, strizzalo e lascialo andare. Semplicemente, let it go.

Poi torni a casa, le notizie sono sempre più brutte e capisci che le paranoie sul futuro sono stupidamente inutili, prive di alcun senso. Let it go, stai serena e lascia che l'amore passi attraverso te, naturalmente, semplicemente.

venerdì 19 ottobre 2012

Chi sei tu? - non ridarmi indietro la mia pelle



Chi sei tu?

Dimmi, la tua pelle freme nello sfiorare ogni pelle?
Dimmi, i tuoi occhi sorridono davanti a lune lontane?
O forse le tue labbra cercano sempre altre labbra,
insaziabili
insonni
abbandonate su altri grembi?

Raccontami, le tue mani strappano
ogni notte vesti
armature
maschere?
Raccontami, le tue dita esplorano
recondite profondità
ad ogni tramonto?

Parlami del tuo ventre
su altri ventri,
del tuo petto infervorato
che trova rilievi,
e piane.
Parlami della tua virilità accesa
indomita
che abbatte il mistero,
lo conosce
lo bacia
lo scuote
lo scioglie
fino a renderlo ancora mistero.

Dimmi, raccontami, parlami
di te
di chi sei tu.
Narrami la tua vita
come se fosse una storia
una grande avventura.
Ma mentimi, ti prego,
se abbatti altri misteri
se esplori nascondigli segreti
se le tue labbra assetate
cercano labbra qualunque.
Mentimi e dimmi di no,
che misteri non vi sono
nascondigli neppure,
che le tue fiere non si abbeverano
se non dalla mia bocca.

Dimmi, chi sei tu?
Io non lo so.
La mia pelle, solo lei
ti conosce.
Oh ti prego, tienila stretta
e non ridarmela indietro,
ormai ti appartiene.

giovedì 27 settembre 2012

Una riflessione "di corsa"

Lo smalto non è ancora asciutto, ma io fremo dalla voglia di scrivere. Era da un po' che non mi mettevo davanti al pc e condividevo le mie riflessioni in italiano. L'ho fatto in spagnolo in questi ultimi giorni, non so bene perché: forse certe cose sono più belle scritte in spagnolo e basta. 
Stasera, chissà, saranno Guccini, Battisti o Mina che mi donano una piccolissima parte della loro ispirazione mentre li ascolto alla radio. So solo che scrivere, per me, è una grande liberazione. Di energia, di pensieri. Di una parte di me, sempre. 


E' il secondo giro che faccio attorno al parco, di camminata veloce, e io sono ancora quà a pensarci. Sono passate ormai due settimane, e io non riesco a togliermi la nostra immagine dalla testa. Sto diventando assai monotematica e non gradisco, no grazie. Eppure... i tuoi nei me li ricordo tutti. Uno, due, tre, quattro e subito dopo la tua bocca assetata. 
Ora scatto e corro, e non ci penso più. Oppure si, ci penso, ma la memoria mi fa brutti scherzi e il tuo volto non riesco a vederlo nell'insieme, solo a pezzi, quasi come fosse un puzzle da risolvere. Come il mistero che sei, ahimè. E continuo a ripetermi, mentre il respiro diventa sempre più affannoso, che il bello è nella semplicità delle cose, nella loro chiarezza, nel dirci ora, senza indugio, quel facciamo escludendo geografie o evitando quella pelle troppo scottata da una breve storia senza fine. 
Devo fermarmi, le fitte cominciano a farmi male e la musica che esce dalle cuffie non l'ascolto più. Un ragazzo con la canottiera gialla mi passa vicino, di corsa, e mi sorride. "E' bello", penso compiaciuta. Ma, all'improvviso, il tuo viso compare nella mia memoria con tutta la sua forza. Adesso ricordo ogni dettaglio  (chi pensa più a quel ragazzo del parco?), e quasi mi manca il fiato ripensando a quella panchina, le mie gambe incrociate, tu che mi scruti in silenzio, io che non capisco perché.
Il puzzle del tuo viso è fatto, ora resta il tuo mistero a farmi compagnia stanotte. E domani, dopodomani....

lunedì 3 settembre 2012

In treno per Milano con Eddie Vedder

Il treno per Milano è tranquillo, è mattina presto e non c'è molta gente nella carrozza dove mi trovo io. Vicina al finestrino riesco a vedere il paesaggio: lasciatami Bologna alle spalle, il verde della campagna emiliana si fa vedere; qualche spruzzo di giallo quà e là, le tipiche case italiane dai tetti tipicamente rossi, le colline che si vedono all'orizzonte. Che bella l'Italia! Mi piace viaggiare in treno perché riesco a godermi il viaggio.
Inmancabilmente la musica: Eddie Vedder è la colonna sonora di questo viaggio e mi dice I'll keep on healing all the scars that we've collected from the start. La sua voce rispolvera ricordi ormai lontani nel tempo e nello spazio, ma comunque presenti. Guardare Into the wild non fu più la stessa cosa per me (da quant'è che non lo guardi?). Ma le immagini si sovrappongono nella mia memoria e, se prima rievocavo un letto in una stanza e McCandless mangia una pianta velenosa, ora sono qui a chiedermi dove sarò tra un anno, tra cinque, dieci. Uff, dieci no, troppi, meglio un anno. Trecentosessantacinque giorni in cui potresti fare milioni di cose, cose che hai sempre sognato di fare, visitare posti mai visti prima, scattare una foto che ne valga il viaggio, scrivere ed essere serena. Cos'è la serenità per te? Avere una fissa dimora, un lavoro soddisfacente, qualcuno da amare senza ma, però, perché. Non ne sono tanto sicura, agogni la serenità da quando avevi quattordici anni, forse da molto prima, sin da quando scrivevi poesie d'amore per un ragazzino che non conoscevi nemmeno. Non conosco serenità se non quella effimera che mi sforzo di cercare quando respiro profondamente e conto fino a dieci. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10.

Una ragazza mi riporta nel presente, nella carrozza del treno per Milano. Lascia a tutti i passeggeri un bigliettino con scritto Ho due figli e non ho un lavoro. Ho fame, aiutatemi. Grazie. Chiede solo una moneta, ma quasi nessuno vuole dargliela. Io la guardo caritatevolmente e le dico "mi dispiace". Lei se ne va a mani vuote e lascia a metà un per fav... Passano due minuti e mi sento in colpa. 
Penso a quanto sia ipocrita, e io mi credo una persona sensibile! L'indifferenza con cui ho negato a quella ragazza una moneta mi lascia perplessa, anche se non è la prima volta che faccio una cosa simile. Mi chiedo perché non aiutare la gente che ha bisogno. E' perché siamo degli avari? Non credo, una moneta non ci cambia la vita. E' forse perché crediamo che, così come noi abbiamo cercato e trovato un lavoro, anche chi chiede l'elemosina può farlo? Diamo per scontato che sono persone pigre, che non vogliono lavorare. Ecco il punto: noi riteniamo che negando una moneta, facciamo loro un favore. Cerchiamo di istruire chi elemosina, insegnandogli una bella lezione di morale.
Ma io ora, sto meglio dopo aver negato a quella ragazza una moneta? E se lei, con quelli che per me sono degli spiccioli, avesse potuto comprare il latte per i suoi bambini, o il pane da mangiare a cena? E se non fosse vera la sua storia? Sono forse io, ora, una persona migliore per aver svelato l'inganno?

La voce di Eddie Vedder esce ancora dalla cuffie e per un attimo silenzia i miei pensieri sulla colpa e la falsa morale che ci abitano. Non riesco, però, ad ascoltarlo senza sentirmi stringere il cuore: saranno i ricordi, la fine di McCandless o il male di vivere che spesso riscontro nelle sue note. Ma poi mi basta un secondo per guardarmi intorno e spazzare via i grigi: il treno è da poco entrato a Milano Centrale, poi prenderò l'Eurocity per Lugano. Ho già spento il lettore mp3 e osservo serenamente l'arrivo del convoglio in stazione. Il mio viaggio è appena iniziato.

Lugano_escudo
Arrivo a Lugano -bsz2012